Marmellata di arance amare
Marmalade my way. Cucinare immersa tra riferimenti visivi.
Ho imbarattolato sei chili di marmellata di arance amare con l’aiuto di una squadra di santini niente male.
La chiusura della scuola per la settimana di pausa di febbraio e l’elaborazione di una distanza e di un lutto mi hanno portato ad ordinare 3 kg di arance amare e mettermi a fare la marmellata.
Ho iniziato cercando una possibile ricetta di Anna Jones, mio riferimento per moltissime preparazioni. Lei mi ha preso per mano e condotto nella cucina di Nigel Slater, in cui avevo fatto capolino un paio di volte ma non ero ancora mai veramente entrata.
É stata una scoperta!
Come prima cosa ho realizzato che i 3 kg di arance erano veramente tanti, troppi forse.
Dico forse perché ora che ho tutta questa marmellata a disposizione ne sono entusiasta, ma quando mi sono trovata a spremere, filtrare, ricercare pentole e far sobbollire tutto per tre giorni ammetto di essermi un po’ maledetta.
Durante questi momenti - per cui ringrazio la pazienza del figlio piccolo a casa - la gestualità, i profumi hanno iniziato a creare intorno a me un popolarsi di figure e riferimenti.
È arrivato Paddington, con il suo sandwich nel cappello, che, grazie alla marmellata di arance, diventa l’idolo della gattabuia; c’era Lewis Carroll, che probabilmente, nei suoi pomeriggi a scrivere Alice nel paese delle meraviglie, sorseggiava tè sgranocchiando pane e marmellata.
È poi anche Lei, The Queen!
Caro Re Carlo, ancora non esisti nel mio immaginario, sorry not sorry.
Elisabetta II era lì in tutto il suo disappunto ad osservare come una semplice ragazza italiana avesse la pretesa di cucinare un piatto identitario del suo paese. “Cosa farà questa dopo, avrà pure la pretesa di addentrarsi nella diatriba sulla pronuncia di scone?!”
E così insieme a loro sono venuta a capo di questa avventura, invasando dodici barattoli da mezzo chilo di marmellata!
Oltre alla compagnia dei miei nuovi amici - perché sì, quando si condivide la cucina si diventa amici di default - ho amato:
Il fatto che in lingua inglese marmellata di arance ha un nome tutto suo, marmalade. Non una qualunque jam, ma proprio lei, la sola.
I riferimenti emotivi della ricetta di Nigel, che trovi di seguito.
La soddisfazione di sentirmi parte di una cultura che mi attira come un’ape al miele, o meglio, alla marmalade.
Io che con le immagini lavoro continuamente ho pensato di rendere omaggio ai miei compagni di cucina radunandoli tutti qui per una merenda insieme molto brittish.
Marmellata di arance amare, limone e zenzero
Per circa 4 barattoli da 500ml
arance amare 1 kg
limoni 4
zucchero granulato 2 kg (io ne ho fatto la metà con integrale di canne) - sì è il doppio delle arance ma posso dirti che ci è voluto tutto e il risultato è perfettamente equilibrato -
zenzero fresco 100g
Procedimento
(traduco liberamente dalla ricetta che ho usato perché secondo me è bellissima proprio per come è scritta)
Con un coltellino affilato, incidi profondamente la buccia di ogni arancia e limone in quattro parti, dall’alto verso il basso. Rimuovi la scorza: dovrebbe staccarsi facilmente in quattro pezzi, poi tagliala a striscioline sottili. Personalmente preferisco pezzi non più spessi di un fiammifero, ma la consistenza della marmellata è una cosa molto personale. (confermo che le ho tagliate così a fiammifero e sono super!)
The texture of marmalade is a very personal thing.
Spremi il succo, a mano, in una ciotola, poi metti la polpa e i semi in un sacchetto di garza (o tela sottile). Versa 2 litri di acqua fredda nel succo. Immergi il sacchetto con la polpa e le scorze tagliate nel succo e lascia riposare per tutta la notte. (La pectina contenuta aiuterà la marmellata a rassodarsi.)
Il giorno dopo, versa tutto in una grande pentola di acciaio inox e porta a ebollizione. Abbassa la fiamma, aggiungi lo zenzero sbucciato e tagliato a striscioline, quindi lascia cuocere a fuoco dolce ma vivace (jolly simmer) per circa 50-60 minuti, finché le scorze non diventano traslucide. Rimuovi il sacchetto con semi e polpa e lascialo raffreddare finché non è abbastanza freddo da poterlo maneggiare.
Aggiungi lo zucchero al liquido e riporta a ebollizione, spremendo tutto il succo dal sacchetto di garza direttamente nella pentola. Mentre il liquido bolle, elimina con cura tutta la schiuma che si forma in superficie: questo passaggio è fondamentale per ottenere una marmellata limpida. Fai bollire energicamente per 15 minuti, poi inizia a verificare la consistenza. Preleva un cucchiaio di marmellata, mettilo su un piatto freddo e riponilo in frigorifero per qualche minuto. Se in superficie si forma una pellicola densa, è pronta. In caso contrario, continua a bollire e ripeti la prova.
- questo passaggio non è così netto, anche se ti sembra un po’ liquida, la consistenza è probabilmente quella giusta.
Versa la marmellata nei vasetti sterilizzati e applica l’etichetta.
“Chi c’è con te quando cucini?”
Sono Francesca, graphic designer e art director. Lavoro con le immagini tra cibo, territorio e cultura.
Mi occupo di identità e ricerca visiva, con attenzione ai progetti editoriali.
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Grazie!
F.




Il mio regno per degli scones 😍